Caffè Galante

«common spaces and coffee houses have a rich history of affecting the democratic process» Jack Dorsey


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Pasión Latina, Natale 2015

Valentina Muscarà e Mauricio Gabriel Casella

Valentina Muscarà e Mauricio Gabriel Casella

Si è ripetuta, il 20 Dicembre scorso, a distanza di un anno, l’esibizione natalizia del duo Pasión Latina al Caffè Galante; ancora più intensa, ancora più emozionante della volta precedente.

Musica argentina e brasiliana che hanno riscaldato e commosso gli animi del pubblico raccoltosi nell’ormai ultimo caffè storico di Sicilia per vivere un’esperienza unica, un’occasione per cui valesse fare un salto a Patti e ascoltare, in un luogo carico di storia e storie, la chitarra di Mauricio Gabriel Casella e la voce di Valentina Muscarà. Bravi davvero

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Cosimo Cristina, il “cronista ragazzino” ucciso dalla mafia

20151114_183710Organizzato dal Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti, si è svolto lo scorso 14 Novembre presso il Caffè Galante, un incontro con il giornalista Luciano Mirone.

L’occasione è stata la presentazione della graphic novel Cosimo Cristina, il “cronista ragazzino” ucciso dalla mafia, Round Robin editrice, disegnata da Antonio Bonanno e di cui Mirone è l’autore dei testi.

L’incontro ha visto Mirone partire dal racconto della sua esperienza presso I Siciliani di Pippo Fava e dei retroscena sull’assassinio del giornalista siciliano per poi ricostruire anni di intrecci politico-mafioso-massonici che hanno caratterizzato la storia siciliana e italiana dal dopoguerra fino ai nostri giorni contestualizzando e raccontando infine la vicenda dell’assassinio di Cosimo Cristina, giovane giornalista di Termini Imerese ucciso nel 1960 dalla mafia, ma la cui morte, come in tanti altri casi, venne spacciata per suicidio.

Luciano Mirone, grazie a ricerche approfondite, svolte in prima persona, ha svelato ancora una volta fatti che devono essere conosciuti e valutati al di là delle apparenze e delle verità ufficiali, confermando con stile e passione in che cosa consiste il mestiere di giornalista.

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Intercultura al Caffè Galante

20151107_182638Si è svolto sabato scorso, 7 Novembre, presso il Caffè Galante, l’annuale incontro tra Intercultura e genitori di studenti, presenti anche loro, interessati a vivere un periodo di permanenza all’estero. E’ il secondo anno consecutivo che il centro locale pattese di Intercultura sceglie il Caffè Galante per organizzare l’evento. Per chi non la conoscesse, “Intercultura promuove e organizza scambi ed esperienze interculturali, inviando ogni anno circa 1800 ragazzi delle scuole secondarie a vivere e studiare all’estero ed accogliendo nel nostro Paese un migliaio di giovani di ogni nazione che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole. Tutto questo per favorire l’incontro e il dialogo tra persone di tradizioni culturali diverse ed aiutarle a comprendersi e a collaborare in modo costruttivo.”

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Ricordo di Michele Perroni

Michele_Perroni

Michele Perroni

Se ne è andato anche l’ultimo artigiano, del rango di “mastru” (maestro), che ha messo mani al Caffè Galante, Michele Perroni, ormai novantenne, piccolo e con i baffetti d’altri tempi; l’ultima volta che l’aveva fatto era stato verso la fine degli anni sessanta del secolo scorso, ed io, che ero bambino, me lo ricordo lì in alto su un’impalcatura a ritoccare pazientemente col pennello i delicati decori del soffitto del Caffè Galante, dove non poteva metterci mano chiunque ma solo uno con la sua esperienza e il suo amore.

Quel soffitto che oggi abbiamo la fortuna di potere ancora apprezzare era stato decorato tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta da “mastru” Rifici di cui il padre del nostro era un allievo e che lui bambino, così mi raccontava, andava a trovare mentre era intento al lavoro.

Interno del Caffè Galante - foto di Elena Trombetta

Interno del Caffè Galante – foto di Elena Trombetta

Amore, dicevo, perché altrimenti non può essere definito il sentimento di chi, me lo ricordo ancora, nel corso degli ultimi restauri del Caffè Galante, effettuatti nel 1993, timoroso e preoccupato che il lavoro suo e del padre potesse andare perso, entrò nel caffè per chiedermi dei lavori e io lo rasserenai e gli diedi sollievo spiegandogli perché non aveva motivo di preoccuparsi. Durante i restauri di quell’anno il soffitto del Caffè Galante venne solo ricoperto da una patina di vernice trasparente, non c’era bisogno d’altro, il suo lavoro era salvo.

Fu quella l’ultima occasione in cui mi raccontò quei pezzi di storia del Caffè Galante di cui era stato protagonista, prima da bambino, rapito e incantato dal lavoro del padre, poi da “mastru”, responsabile della conservazione di un lavoro e di un luogo verso cui provava tanto rispetto.

Riposa in pace “mastru” Michele.


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Granita limone e biscotti “Umberto”

Caffè Galante, interno, anni venti del Novecento; sulla sinistra è riconoscibile Carmelo Galante (1909 - 1996)

Caffè Galante, interno, anni venti del Novecento; sulla sinistra è riconoscibile Carmelo Galante (1909 – 1996)

Scartabellando tra vecchie carte, inaspettatamente salta fuori una piacevole sorpresa: un breve articolo, scritto da Nino Falcone (il fondatore della casa editrice Pungitopo, padre di Lucio) senza data ma, per i riferimenti contenuti, verosimilmente scritto negli anni ottanta del secolo scorso. Un foglio dattiloscritto, di cui non conservavo più il ricordo, regalato a mio padre dall’autore.

Non so se l’articolo venne pubblicato a suo tempo su qualche foglio locale ma per me ha tutto il sapore del pezzo inedito o comunque ormai introvabile. E’ quindi con molto piacere che lo restituisco alla memoria dei pattesi pubblicandolo in questo spazio del Caffè Galante.

 

Granita limone e biscotti “Umberto”
di Nino Falcone

Incontrarsi da Galante è darsi un appuntamento ad un’oasi della vecchia Patti; il bar Galante ha ormai una patina di antico che è bene conservi, e l’ha conservata sapientemente anche nel corso di opportuni restauri, ha la stessa “faccia” liberty che aveva sessant’anni fa e passa.

La pasticceria è rinomata, specialmente per “friciuletti”, “pasticciotti alla carne” e “cardinali”; l’accoglienza è quasi familiare, come sempre.

D’estate vi si danno incontro tutti i pattesi che ritornano dal “continente”, specialmente per la granita limone e i biscotti “Umberto”; ma più per rivedere visi di ex compagni di scuola, di amici d’infanzia: stanchi del cammino sulle “dune” della vita, è bello rivedersi in quell’oasi dove si andava anche da ragazzi.

Quelli d’oggi, anche se entrano da Galante, non si fermano al bar, scambiano frettolosi la carta da mille lire con pezzi da cento lire che don Carmelo conta pazientemente sul lussuoso bancone e poi filano verso “il basso” per la giocatina a flipper o al bigliardino: è l’ineluttabile segno del tempo.

Ma la sala, dove incontri rare e vecchie facce di conoscenti, di “paesani inveterati”, è sempre la stessa; la disposizione dei tavoli, l’esposizione dei dolci hanno sempre la stessa fisionomia d’un tempo, quella che a Padova il Pedrocchi (sit venia!) o a Napoli in Galleria (ci si perdona?).

E’ una faccia di Patti di cui molti amano conservare l’immagine per ricordare un passato prossimo o remoto, come faccio io che, quando ragazzino, salivo a piedi da Marina a Patti con mia madre (che stupenda passeggiata nel sole per via degli Orti!… l’attuale Corso Matteotti), era di rito entrare da don Peppino Galante, per la granita di limone coi biscotti “Umberto”.