Caffè Galante

«common spaces and coffee houses have a rich history of affecting the democratic process» Jack Dorsey

L’antico Caffè Galante di Patti: Il salotto che fu di Pugliatti e Quasimodo

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Caffé GalanteSono passati più di dieci anni da quando ho scritto per Centonove quest’articolo sullo storico bar Galante di Patti. Nel ricostruirne le vicende mi son potuto avvalere della preziosa testimonianza del vecchio proprietario, Carmelo Galante, che, sin dal momento dell’apertura, nel lontano 1918, ancora bambino, ci aveva lavorato aiutando il padre e poi succedendogli per parecchi decenni nella gestione. A qualche settimana di distanza il signor Galante morì e i preziosi ricordi che ho avuto la fortuna di raccogliere rappresentano una sorta di testamento lasciato ai posteri. Da parecchi mesi il bar è chiuso e un pezzo della storia della città è come sospeso. La riproposizione dell’articolo intende essere uno stimolo alla necessità di far rivivere un locale che è stato importante luogo di ritrovo della società pattese dell’epoca e della sua intelligenza, che lì fondò ed impostò i vari numeri della rivista Vita Nostra e che richiamava spesso la presenza di personaggi importanti che venivano dal capoluogo, come il rettore Pugliatti ed il poeta Quasimodo, premio Nobel per la letteratura.

Centonove
12 Gennaio 1996

Il salotto che fu di Pugliatti e Quasimodo

Ci sono vari modi per ripercorrere la storia di una città, registrare le modificazioni dei costumi, cogliere cambiamenti epocali che, in un secolo di grandi stravolgimenti materiali e culturali, hanno interessato comunità grandi e piccole del nostro paese.

A volte, per rituffarsi nel passato, basta abbandonarsi all’avventura di un “viaggio” per le viuzze di un centro storico così ricco di testimonianze, come quello di Patti, la “magnificentissima civitas” che ha festeggiato da poco i suoi novecento anni di vita. E tra i luoghi della memoria, cari alle generazioni che vi hanno consumato la loro spensierata giovinezza, dagli angoli dei ricordi riaffiora indimenticabile l’antico caffè Galante, a due passi da piazza San Nicola, in pieno centro storico, dove pulsava l’antico cuore della città.

Ad accedervi oggi, sono in molti a provare la stessa sconsolata sensazione di quando si rivede, a distanza di parecchi lustri, una persona conosciuta nella pienezza del rigoglio fisico ed intellettuale e che adesso si ritrova con addosso tutti i segni e la mestizia di una dolente vecchiaia. Per la verità qualche anno fa l’Associazione “Vivere il centro storico” aveva tentato di far rifiorire questo mitico luogo di ritrovo della Patti degli anni Trenta. Ma, come spesso avviene per il trapianto di un organo vitale in un corpo estraneo, la Patti di oggi ha manifestato presto una crisi di rigetto ed il vecchio bar Galante, anche se rimesso a nuovo, è tornato a languire, “ormai romìto e strano al loco natio”.

Aperto nel lontano 1918 (qualche porta più in là dell’attuale locale) da Giuseppe Galante, sino ad allora cuoco del prestigioso collegio Magretti, dove veniva ospitata in quegli anni la gioventù-bene del circondario che frequentava le scuole di Patti, si trasferì al n. 17 della via Regina Elena e divenne subito il caffè più importante, non solo della città, ma dell’intero territorio. Per arredarlo e rifinirlo furono chiamati i migliori artigiani della zona: il falegname Cavallaro, il fabbro Villanti, il marmista Mastrantonio, il decoratore Rifici che, per gli stucchi, si rivolse ad una importante ditta di Milano, che ne curò i disegni in rigoroso stile liberty. Qui, negli anni in cui la città viveva uno dei suoi periodi più fiorenti ed era il capoluogo amministrativo economico e culturale di un ampio comprensorio, si radunavano molti avventori. Tra questi un nutrito gruppo di professionisti ed intellettuali, che elessero il caffè a sede di un vivace cenacolo, animato dai conversari dei più raffinati uomini di cultura della città: gli avvocati Raffo Saggio e Peppino Marino, il poeta Vincenzo Adamo, i fratelli Stella, il pittore Palermo, lo scrittore Giuseppe Mellina Ocera, i dotti professori Carmelo Sardo Infirri e Michele Mancuso. Ad accompagnare quest’ultimo, omerica figura di intellettuale cieco, era spesso il figlio, Michele Angelo Mancuso, allora giovane studente, che in un recente libro “Una lontananza di anni luce”, edito dall’Associazione Beniamino Joppolo, ricostruisce, in pagine di grande forza rievocativa, momenti e personaggi che animavano quello straordinario “salotto”.

Proprio ai tavoli del bar Galante fu concepita ed ebbe vita la rivista Vita Nostra, importante giornale pattese dell’epoca. E qui spesso si radunavano alcuni studenti per ascoltare estemporanee e memorabili lezioni supplementari di alcuni eminentissimi professori del liceo, come il filosofo Nino Noto e l’insigne grecista Piero Sgroi. Ed era qui che l’allegra brigata riceveva le visite di amici illustri che venivano da Messina, come Salvatore Pugliatti ed il poeta Salvatore Quasimodo.

Carmelo Galante, il figlio del fondatore, che sin dall’età di otto anni gestì il bar assieme al padre, ricorda che c’era una sorta di turnazione nella fruizione del locale. Agli intellettuali che l’occupavano dalle 17 sin verso le 20, si succedevano i più facoltosi commercianti della zona, che passavano le serate al gioco del “tocco”, a base di birra. La mattina invece era riservata alle visite degli avvocati (il tribunale era allora proprio a due passi) che giungevano a Patti da tutta la provincia e sostavano nel bar Galante per sorbire il caffè espresso, allora una vera rarità, che il proprietario preparava con una monumentale macchina, sulla quale troneggiava una gigantesca aquila dorata. Oppure si deliziavano con le granite di limone, accompagnate da “zuccarate”, “cuddureddi” e “friciulette” e dai caratteristici “cardinali” preparati dalla moglie di don Giuseppe, che aveva appreso il mestiere di pasticciera dalle suore del convento della Sacra Famiglia. O gustavano la “Scialotta” o il “Poncio all’arancia”, tipici gelati del locale, vere e proprie leccornie che il bar preparava in esclusiva. Sapori di un tempo, ricordi di un’epoca che il caffè Galante ci racconta meglio di un libro di storia.

Nino Casamento

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