Caffè Galante

«common spaces and coffee houses have a rich history of affecting the democratic process» Jack Dorsey


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Pasticciotti i carni, cardinali, cuddureddi, friciuletti e autri cosi duci

Le ricette della nonna Frannina

Antonella Aiello, “Le ricette della nonna Frannina”

Si è svolta nel pomeriggio di oggi 29 Dicembre, al Caffè Galante, la presentazione, a cura di Nerina Buemi, del ricettario di Antonella Aiello, “Le ricette della nonna Frannina“.

Le giovinette Maria Frannina e Giovanna Manfré Galante, alla fine dell’Ottocento, frequentando l’antico monastero di Santa Chiara, appresero l’arte pasticcera che poi contribuirono a diffondere all’esterno.

L’incontro, che ha registrato una folta partecipazione di pubblico, è stato l’occasione per parlare e riscoprire le ricette dell’antica tradizione pasticciera pattese, anche attraverso il racconto di alcuni aneddoti, e riflettere sul futuro e sulle possibili opportunità che potrebbero derivare all’economia locale da un’adeguata azione di promozione e valorizzazione di alcuni prodotti tipici ed esclusivi come i pasticciotti di carne e i cardinali.

L’autrice Antonella Aiello ha esposto le motivazioni che l’hanno portata a pubblicare, grazie alle numerose sollecitazioni ricevute, le ricette ereditate dalla nonna Maria Frannina e dalla madre Giovanna Veca, arricchendo il suo intervento con la narrazione di ricordi personali.

Nerina Buemi ha accennato alle origini storiche dei dolci pattesi mentre Nino Galante, dopo aver ricordato brevemente la nonna Giovanna Manfré, ha delineato alcune possibili iniziative per la loro promozione, da portare avanti insieme agli operatori di settore, che l’amministrazione comunale pattese vedrebbe favorevolmente.

Il pubblico, intervenuto numeroso, ha spesso brevemente interagito con i relatori mentre il prof. Franco Pittari, con un apprezzato intervento, ha riportato alcuni fatti ed episodi della sua infanzia e le iniziative messe in campo da amministratore pubblico per promuovere a suo tempo la diffusione dei prodotti pattesi (come l’ideazione dei cardinalini che tanto successo ha avuto tra i pasticceri pattesi).

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photogallery dell’evento

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Il fiore più alto del ciliegio

Il fiore più alto del ciliegio

Nino Casamento, “Il fiore più alto del ciliegio”, edizioni Kimerik

Dopo la presentazione, nel Novembre del 2010, de “La neve e il mare“, è un ritorno quello di Nino Casamento al Caffè Galante, scelto ancora una volta per la presentazione a Patti del suo ultimo romanzo, “Il fiore più alto del ciliegio“, edito da Kimerik.

La presentazione, a cura del prof. Carmelo Luca, avrà luogo domani, domenica 15 Dicembre alle 17.30. Alla presenza dell’autore, Masino Bisagni leggerà alcuni brani tratti dall’opera.

Il romanzo è un viaggio negli avvenimenti, anche quelli più sconvolgenti e drammatici, che hanno segnato gli ultimi settant’anni di storia italiana, dall’immediato dopoguerra fino ai giorni nostri. Protagonista è Antonio, un vecchio insegnante ormai in pensione, che in uno struggente recupero di memoria ripercorre la storia della sua vita. Dagli anni della sua fanciullezza vissuti in una Sicilia povera, ma genuina, a quelli della gioventù trascorsa in una Torino flagellata dalle violenze del terrorismo, fino al ritorno definitivo in Sicilia. Qui lo troviamo impegnato in un’esperienza politica intensa e appassionata, troncata però dal sopraggiungere della stagione di tangentopoli, che lo porta amareggiato e deluso a ritirarsi a vita privata.

locandina

la locandina dell’evento

Trascorre i suoi giorni solitari dedicandosi alla cura del suo orto, alla lettura e soprattutto alla scrittura per un recupero di luoghi, personaggi e vicende della sua terra. Anche il figlio Roberto, l’unico affetto rimastogli di una famiglia disastrata, dopo la laurea è costretto a trasferirsi al Nord, in Friuli. Quando d’estate torna in Sicilia, tra padre e figlio s’intrecciano appassionati colloqui, in cui si mettono a confronto le condizioni delle due realtà del Paese, del Nord e del Sud d’Italia.

E si sviluppa un’impietosa analisi delle trasformazioni che ha subito la società italiana, aggredita dalla crisi economica e infiacchita dal degrado culturale e morale.

Sconsolato ma lucido è il bilancio che Antonio traccia non solo della sua vita, ma dell’ intera generazione cui appartiene, che ritiene abbia fallito, lasciando alle giovani generazioni un mondo vuoto, violento ed egoista. In questo tunnel oscuro della delusione nella parte finale del libro si apre però un orizzonte di luce che prefigura un possibile riscatto, grazie ad una coraggiosa decisione del figlio.

Anche in questo romanzo, Nino Casamento, a cui va il nostro ringraziamento, non tralascia di citare il Caffè Galante in uno degli episodi narrati.
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Aggiornamento: photogallery dell’evento

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Il fiore più alto del ciliegio, un set su Flickr.


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L’antico Caffè Galante di Patti: Il salotto che fu di Pugliatti e Quasimodo

Caffé GalanteSono passati più di dieci anni da quando ho scritto per Centonove quest’articolo sullo storico bar Galante di Patti. Nel ricostruirne le vicende mi son potuto avvalere della preziosa testimonianza del vecchio proprietario, Carmelo Galante, che, sin dal momento dell’apertura, nel lontano 1918, ancora bambino, ci aveva lavorato aiutando il padre e poi succedendogli per parecchi decenni nella gestione. A qualche settimana di distanza il signor Galante morì e i preziosi ricordi che ho avuto la fortuna di raccogliere rappresentano una sorta di testamento lasciato ai posteri. Da parecchi mesi il bar è chiuso e un pezzo della storia della città è come sospeso. La riproposizione dell’articolo intende essere uno stimolo alla necessità di far rivivere un locale che è stato importante luogo di ritrovo della società pattese dell’epoca e della sua intelligenza, che lì fondò ed impostò i vari numeri della rivista Vita Nostra e che richiamava spesso la presenza di personaggi importanti che venivano dal capoluogo, come il rettore Pugliatti ed il poeta Quasimodo, premio Nobel per la letteratura.

Centonove
12 Gennaio 1996

Il salotto che fu di Pugliatti e Quasimodo

Ci sono vari modi per ripercorrere la storia di una città, registrare le modificazioni dei costumi, cogliere cambiamenti epocali che, in un secolo di grandi stravolgimenti materiali e culturali, hanno interessato comunità grandi e piccole del nostro paese.

A volte, per rituffarsi nel passato, basta abbandonarsi all’avventura di un “viaggio” per le viuzze di un centro storico così ricco di testimonianze, come quello di Patti, la “magnificentissima civitas” che ha festeggiato da poco i suoi novecento anni di vita. E tra i luoghi della memoria, cari alle generazioni che vi hanno consumato la loro spensierata giovinezza, dagli angoli dei ricordi riaffiora indimenticabile l’antico caffè Galante, a due passi da piazza San Nicola, in pieno centro storico, dove pulsava l’antico cuore della città.

Ad accedervi oggi, sono in molti a provare la stessa sconsolata sensazione di quando si rivede, a distanza di parecchi lustri, una persona conosciuta nella pienezza del rigoglio fisico ed intellettuale e che adesso si ritrova con addosso tutti i segni e la mestizia di una dolente vecchiaia. Per la verità qualche anno fa l’Associazione “Vivere il centro storico” aveva tentato di far rifiorire questo mitico luogo di ritrovo della Patti degli anni Trenta. Ma, come spesso avviene per il trapianto di un organo vitale in un corpo estraneo, la Patti di oggi ha manifestato presto una crisi di rigetto ed il vecchio bar Galante, anche se rimesso a nuovo, è tornato a languire, “ormai romìto e strano al loco natio”.

Aperto nel lontano 1918 (qualche porta più in là dell’attuale locale) da Giuseppe Galante, sino ad allora cuoco del prestigioso collegio Magretti, dove veniva ospitata in quegli anni la gioventù-bene del circondario che frequentava le scuole di Patti, si trasferì al n. 17 della via Regina Elena e divenne subito il caffè più importante, non solo della città, ma dell’intero territorio. Per arredarlo e rifinirlo furono chiamati i migliori artigiani della zona: il falegname Cavallaro, il fabbro Villanti, il marmista Mastrantonio, il decoratore Rifici che, per gli stucchi, si rivolse ad una importante ditta di Milano, che ne curò i disegni in rigoroso stile liberty. Qui, negli anni in cui la città viveva uno dei suoi periodi più fiorenti ed era il capoluogo amministrativo economico e culturale di un ampio comprensorio, si radunavano molti avventori. Tra questi un nutrito gruppo di professionisti ed intellettuali, che elessero il caffè a sede di un vivace cenacolo, animato dai conversari dei più raffinati uomini di cultura della città: gli avvocati Raffo Saggio e Peppino Marino, il poeta Vincenzo Adamo, i fratelli Stella, il pittore Palermo, lo scrittore Giuseppe Mellina Ocera, i dotti professori Carmelo Sardo Infirri e Michele Mancuso. Ad accompagnare quest’ultimo, omerica figura di intellettuale cieco, era spesso il figlio, Michele Angelo Mancuso, allora giovane studente, che in un recente libro “Una lontananza di anni luce”, edito dall’Associazione Beniamino Joppolo, ricostruisce, in pagine di grande forza rievocativa, momenti e personaggi che animavano quello straordinario “salotto”.

Proprio ai tavoli del bar Galante fu concepita ed ebbe vita la rivista Vita Nostra, importante giornale pattese dell’epoca. E qui spesso si radunavano alcuni studenti per ascoltare estemporanee e memorabili lezioni supplementari di alcuni eminentissimi professori del liceo, come il filosofo Nino Noto e l’insigne grecista Piero Sgroi. Ed era qui che l’allegra brigata riceveva le visite di amici illustri che venivano da Messina, come Salvatore Pugliatti ed il poeta Salvatore Quasimodo.

Carmelo Galante, il figlio del fondatore, che sin dall’età di otto anni gestì il bar assieme al padre, ricorda che c’era una sorta di turnazione nella fruizione del locale. Agli intellettuali che l’occupavano dalle 17 sin verso le 20, si succedevano i più facoltosi commercianti della zona, che passavano le serate al gioco del “tocco”, a base di birra. La mattina invece era riservata alle visite degli avvocati (il tribunale era allora proprio a due passi) che giungevano a Patti da tutta la provincia e sostavano nel bar Galante per sorbire il caffè espresso, allora una vera rarità, che il proprietario preparava con una monumentale macchina, sulla quale troneggiava una gigantesca aquila dorata. Oppure si deliziavano con le granite di limone, accompagnate da “zuccarate”, “cuddureddi” e “friciulette” e dai caratteristici “cardinali” preparati dalla moglie di don Giuseppe, che aveva appreso il mestiere di pasticciera dalle suore del convento della Sacra Famiglia. O gustavano la “Scialotta” o il “Poncio all’arancia”, tipici gelati del locale, vere e proprie leccornie che il bar preparava in esclusiva. Sapori di un tempo, ricordi di un’epoca che il caffè Galante ci racconta meglio di un libro di storia.

Nino Casamento


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Aspettando il signor G

Domenica 1° Dicembre si è tenuto al Caffè Galante un dibattito aperto su Giorgio Gaber, a cura dell’associazione “Il Paese Invisibile“, con la partecipazione di Marco Conti Gallenti (Gaber “moralista”), Lucia Lo Presti (Gaber e i sentimenti), Gloria Faustini (Gaber e la politica), in attesa dello spettacolo “Io non mi sento… il signor G” di e con Marco Conti Gallenti e Claudio Di Blasi

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Aspettando il signor G, un set su Flickr.